Ad aprile è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/04/11/16A02786/sg) il nuovo Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze prodotto di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico e che reca le modifiche al decreto MEF n. 50 del 28 febbraio 2013 in materia di “Incentivi fiscali a favore degli investitori che investono in FVC”. Questi incentivi si aggiungono, peraltro, alla misura che consente la costituzione di una startup senza notaio. Da fine luglio 2016, infatti, chiunque può costituire una nuova impresa direttamente online, con firma digitale e senza notaio.

In questi giorni la sezione Industria 4.0 della legge di Bilancio ha provato a dare una nuova ulteriore spinta, affinando e potenziando gli sgravi per chi investe su startup e Pmi innovative italiane con investimenti privati ad hoc, portandoli a quota 2,6 miliardi di euro entro il 2020. Una scheda di sintesi sul mondo delle startup innovative dal titolo “Agevolazioni per PMI e startup innovative” è stata già redatta ed è scaricabile gratuitamente dall’area download del nostro website.

L’incentivo previsto (esplicitato qui sotto) deve essere rinnovato anno per anno ma dal 2017, per garantire stabilità al mercato, l’incentivo verrà reso strutturale. Una norma che allinea l’Italia alle migliori pratiche internazionali e che fa parte di un intero pacchetto a sostegno degli investimenti in startup. Ad oggi le misure agevolative fiscali sono le seguenti e riguardano due categorie di destinatari:

  1. le persone fisiche, che detengono le partecipazioni anche in regime d’impresa (i business angels, ad esempio) hanno la detrazione ai fini Irpef al 19% per investimenti fino a 500mila euro nelle startup innovative. Se la detrazione supera l’importo dell’imposta lorda, l’eccedenza può essere portata in detrazione dalle imposte sui redditi dei periodi successivi non oltre il terzo. Dall’anno prossimo la percentuale sarà alzata al 30% per investimenti fino a 1 milione di euro.
  2. le persone giuridiche (es. fondi di venture capital) anche soggette a IRES e fiscalmente residenti o non residenti in Italia spetta una deduzione dall’imponibile Ires del 20% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1,8 milioni di euro. Dall’anno prossimo la percentuale sarà alzata al 30%.

Volendo focalizzarci sulle persone giuridiche l’investimento agevolato può essere effettuato indirettamente per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società di capitali (Fondi di Venture Capital) che  investono  prevalentemente  in start-up innovative. Nel primo caso si tratta di una misura agevolativa di natura fiscale diretta agli organismi di investimento collettivo di risparmio (OICR) che abbiano le seguenti caratteristiche:

  • Italiani o anche esteri purché situati in Stati membri dell’Unione Europea o aderenti allo Spazio Economico Europeo inclusi nella white list prevista dal D.M. 4 settembre 1996 (art. 1, comma 6, D.M. 21 dicembre 2012);
  • che investano almeno il 75% del proprio capitale (limite massimo di € 15 milioni calcolabili su un arco temporale di 5 anni) in startup non quotate, con sede operativa in Italia, con compagine sociale formata per almeno il 51% da persone fisiche;
  • che si configurino sia come fondi comuni di investimento, aperti o chiusi, sia come SICAV
  • che mantengano quel dato investimento per un periodo obbligatorio (il cosiddetto “holding period”) di 3 anni, pena la decadenza dalle agevolazioni

Nel secondo caso la misura agevolativa è invece rivolta ai Fondi di Venture Capital (FVC). Il decreto, sulla scia della comunicazione “Europa 2020” del 3 marzo 2010 con cui la Commissione Europea ha prospettato la necessità di sviluppare «un mercato del venture capital veramente efficiente», prevede nella sostanza che le persone giuridiche  per beneficiare degli incentivi debbano supportare realtà che si trovano in una delle seguenti fasi di sviluppo:

  • fase di sperimentazione (seed financing),
  • fase di costituzione (start-up financing),
  • fase di avvio dell’attività (early-stage financing),
  • fase di sviluppo del prodotto (expansion financing)

È infine previsto che le società soggette a IRES (o all’analoga imposta in altro Stato), non devono esercitare attività d’impresa da oltre 36 mesi e devono possedere un fatturato inferiore a € 50 milioni. Dal 2017 gli investimenti agevolati saranno anche quelli in Pmi innovative, non solo in startup. Inoltre, dal prossimo anno le società quotate potranno detrarre per intero, e per i primi tre anni, le perdite derivate dalle loro partecipazioni in aziende di nuove costituzione.

Cause di decadenza dell’agevolazione

Per ciò che riguarda le cause di decadenza dell’agevolazione, non determina più la decadenza dell’incentivo la perdita dello status di startup innovativa, se dovuta al superamento del limite temporale dei 5 anni dalla costituzione, o del tetto di 5 milioni di euro del valore della produzione annua, o la quotazione su una piattaforma multilaterale di negoziazione. Questo per permettere alle startup innovative diventate “mature” – per ragioni anagrafiche, dimensionali o di mercato – di configurarsi come PMI innovative, conservando l’agevolazione.

Incentivi fiscali per gli investitori dei FVC

L’agevolazione fiscale per i FVC consiste nell’esenzione dalle imposte sui redditi dei proventi percepiti dagli investitori. Pertanto, i proventi distribuiti dai FVC non sono soggetti alla ritenuta alla fonte del 20%, ordinariamente applicabile a taluni investitori (ex art. 26-quinquies, D.P.R. 600/73) né concorrono alla formazione del reddito imponibile del percettore.

Secondo l’art. 2, D.M. 21 dicembre 2012, gli investitori che possono beneficiare dell’esenzione sono quelli qualificabili come “professionali” secondo la Direttiva 2004/39/CE (c.d. “Direttiva MIFID”), ovvero che possono essere trattati come tali ai sensi della medesima Direttiva. Inoltre, l’agevolazione spetta a investitori diversi dai precedenti, purché:

  • si impegnino ad investire almeno € 100.000,00 nel FVC;
  • dichiarino per iscritto di conoscere i rischi connessi all’investimento;
  • il gestore del FVC valuti la competenza e l’esperienza dell’investitore e sia ragionevolmente certo che l’investitore sia capace di assumere decisioni autonome in relazione all’investimento;
  • il gestore confermi per iscritto la valutazione del requisito di cui alla precedente lettera c.

L’attività di controllo sui FVC

Per consentire alla Amministrazione Finanziaria il controllo del requisito minimo di investimento (il 75% del capitale del FVC), le SGR e gli intermediari residenti che intervengono nel pagamento dei proventi dei FVC devono tenere appositi prospetti di rendiconto, anche su supporti informatici, sino al termine di decadenza previsto per l’accertamento dei redditi (ex art. 43, D.P.R. 600/1973).

Nel caso in cui i FVC non rispettino i limiti di investimento (75% del proprio capitale), l’Agenzia delle Entrate procede nei confronti delle SGR o degli intermediari residenti al recupero delle ordinarie imposte dovute sui proventi distribuiti e delle relative sanzioni.